All’interno di proprietà private o in terre non coltivate, in alcune zone della Sicilia troviamo diverse costruzioni di forma oblunga con gradini ripidi e diritti, che raggiungono la cima che si apre in una specie di piattaforma, altre di forma rettangolare, con sei gradoni e una scaletta, altre ancora di forma classica: le piramidi.
La maggior parte (all’incirca 40), si trovano alle pendici dell’Etna costruite con la roccia lavica, e secondo il parere dell’archeologa ed egittologa francese Gigal, tutte le piramidi, nonostante le diverse forme, hanno un sistema di rampe o scale d’accesso con vista sulla sommità della montagna facendo pensare che fossero dedicate al culto del Dio Vulcano.
Sulla sommità di alcune vi sono degli altari con un trono a due posti, destinato, forse, ai fratelli Palici, divinità legate all’Etna e protettrici degli antichi siculi.
Presentano caratteristiche architettoniche simili alle piramidi di Güímar, nell’arcipelago delle Canarie.
Altre piramidi, oltre ai gradoni, presentano una forma allungata, tipica dei templi piramidali del Messico e del Perù. Questa caratteristica, inoltre, ci rimanda a quello che viene considerato il più grande monumento megalitico europeo e, cioè, il tumulo “Cairn” di Barnenez, in Bretagna, a una cinquantina di km da Saint Malo che mostrerebbe la stessa struttura delle piramidi nostrane.
Nella Valle dell’Alcantara, sono conosciute come “i turritti dell’Etna” (le torrette dell’Etna).
Una prima teoria accredita la loro costruzione da parte di contadini i quali li utilizzavano per riporre al riparo gli attrezzi da lavoro, anche perché, vicino ai siti sono stati scoperti dei sentieri e dei sistemi di canalizzazione delle acqu. el caso di grandi edificazioni, riuscivano a realizzare anche dei vani per poter riporre al riparo gli attrezzi da lavoro.
Ma da chi sono state costruite?
Vi sono diverse ipotesi. Potrebbero essere stati i Sicani, oppure i Sekeles (o Shekelesh). Quest’ultimi provenivano dalla zona del Mar Egeo, una tribù della confederazione dei Popoli del Mare, identificati da alcuni archeologi con gli antenati dei Siculi o i Siculi stessi.
Oppure dei contadini, i quali li utilizzavano per riporre al riparo gli attrezzi da lavoro, vicino ai siti sono stati scoperti inoltre, dei sentieri e dei sistemi di canalizzazione delle acque.
Ma oltre alla zona etnea, in provincia di Enna, sull’altopiano di Cirummeddi (Cerumbelle) troviamo la Piramide di Pietraperzia. Costruzione questa, a pianta rettangolare, lunga 55 metri, larga 30 e alta 13, nei cui dintorni si trovano tracce di grotte abitate, di lavorazione della selce, quattro scale megalitiche intagliate nella roccia, orientate secondo i punti cardinali e un trono in pietra simile a quelli ritrovati in Francia e Spagna, utilizzati per scopi propiziatori e rituali di fertilità. Forse fu costruita per adorare il dio sole e si pensa che risalga al periodo Neolitico, anche se venne modificata nel Medioevo.
Cosa possiamo dedurre?
Che l’Egitto è anche in Sicilia!
