La Carlina sicula è una pianta erbacea tipica del Mediterraneo, facilmente riconoscibile e molto diffusa nelle campagne siciliane. E’ conosciuta fin dal Medioevo per le sue proprietà officinali, tanto da essere al centro di leggende affascinanti.
Una delle più note narra che Carlo Magno, durante una pestilenza che colpì il suo esercito nei pressi di Roma, fu consigliato in sogno da un angelo di usare questa pianta. Per errore però, usò la Carlina acaulis, tipica del nord Europa, confondendola con la Carlina sicula. L’equivoco, poi chiarito da un erborista, portò l’imperatore a diffondere la conoscenza delle due specie nel suo impero. Da qui deriverebbe anche il nome “Carlina”, attribuito dal botanico Andrea Cesalpino nel Cinquecento.
Oltre alle leggende, la pianta è nota anche per una curiosa proprietà: le brattee dei suoi fiori si chiudono con l’umidità, motivo per cui un tempo veniva usata come igrometro naturale nelle Alpi.
La Carlina sicula ha un ciclo perenne, può raggiungere i 90 cm e ha radici molto profonde, che la rendono difficile da estirpare. I suoi fiori, simili a margherite, attirano farfalle, falene e, più raramente, api e vespe.
In Sicilia è più comune nella zona occidentale, ma la sua distribuzione arriva fino al delta del Nilo, in Egitto. Esistono tre sottospecie: sicula (la più diffusa in Italia), mareotica (in Libia ed Egitto), e longibracteata, più rara e presente solo in Sicilia. La sua diffusione in Africa potrebbe risalire agli antichi commerci tra Sicilia, Tunisia ed Egitto.

L’ho vista spesso in campagna ma soprattutto ho dei ricordi da bambino di questa strana pianta che vedevo ogni tanto. Bello il tuo blog.