Tindari, è una piccola frazione di Patti, fondata nel 396 a.C. da Dionisio I, tiranno di Siracusa e prese il nome di Tyndaris in onore del re di Sparta, Tindaro.
Questo luogo è legato a due leggende.
La prima risale tra la fine dell’VIII sec. e i primi anni del secolo successivo quando vi erano le controversie sull’iconoclastia (movimento religioso contrario ad ogni forma di culto per le immagini sacre).
Si racconta che una nave, proveniente dall’Oriente, a causa di una tempesta, fosse stata costretta a rifugiarsi proprio nella baia di Tindari. La stiva, custodiva una statua di una Madonna Bizantina scampata alla distruzione.
Quando la tempesta finì, i marinai volevano riprendere la via del mare, ma senza successo a causa del carico della nave, decisero così di abbandonare in acqua la cassa con la statua.
Gli abitanti di Tindari scoprirono la cassa con il prezioso contenuto: una stupenda statua in legno di cedro della Vergine Bizantina con in braccio Gesù Bambino e ai piedi una scritta: “Nigra Sum sed Formosa” (sono nera ma bella).
Venne portata sul colle più alto e iniziò il culto della Madonna Nera.
Ogni anno, nei giorni 7 e 8 settembre si celebra la Madonna nel Santuario.
La festa ha inizio il 7 con la processione e il giorno dopo si conclude con il Pontificale (messa celebrata solennemente da un vescovo o da un prelato, con l’assistenza di numerosi ministri), nella quale viene donata una lampada votiva che durante l’anno brillerà davanti al simulacro della Madonna
Tradizione vuole che, per ottenere una grazia, bisogna recarsi a Tindari a piedi.
Infatti, moltissimi pellegrini arrivano al Santuario con molti sacrifici, ancora oggi, dopo aver camminato per tanto tempo e da ogni luogo dell’isola.
L’altra leggenda, conosciuta anche come “leggenda siciliana”, narra che, una donna per ringraziare la Madonna che le aveva guarito la figlia gravemente ammalata, si recasse per venerarla, ma rimasta delusa dall’aspetto scuro del volto esclamasse: “sono venuta da lontano per vedere una più brutta di me”.
Ma all’improvviso, la sua bambina precipitò dal balcone del promontorio, con un volo di 268 finendo in mare.
La donna quindi, tornò a pregare la Vergine Nera per salvare per la seconda volta la figlia.
La piccola, venne trovata illesa da un marinaio adagiata su una lingua di terra che si formò in quel momento, dove oggi sorgono i Laghetti di Marinello.
La Madonna aveva compiuto il miracolo.
