Già il nome ci porta a Palermo, nel quartiere della Kalsa, nome che deriva dall’arabo “al-Khalisa” (Pura – Eletta).
Ma chi erano le kalsitane?
Erano le donne del quartiere conosciute per i loro preziosi ricami su tessuti commissionate dalle nobildonne palermitane.
L’arte del ricamare veniva tramandata di madre in figlia proprio nei vicoli, dove tutte si riunivano accompagnando il lavoro con canti tradizionali.
Grazie alla propria arte aiutavano in maniera massiccia la famiglia, erano donne che non si perdevano d’animo, combattive e determinate.
A questo proposito vi sono almeno due episodi che sottolineano il loro carattere deciso.
Nel 1770 il duca di Cannizzaro impose la tassa sulle finestre, esse lo aspettarono sulle mura delle Cattive e grazie alle loro incontenibili urla, lo costrinsero a tornare indietro.
L’altro episodio avvenne nel 1860 durante le sommosse antiborboniche.
Gaspare Bivona e Filippo Patti, capi della rivolta cercano di fuggire trovando rifugio per cinque giorni nella cripta della Chiesa di Santa Maria degli Angeli nella quale scavarono una buca per scappare.
Un gruppo di kalsitane si accorsero della loro presenza, e per aiutarli, misero in scena una sciarra (rissa) dando modo ad una donna del gruppo di liberare i due.
La buca da quel momento prese il nome di “Buca della Salvezza”.
In definitiva le donne kalsitane rappresentano il carattere femminile siciliano, delicate nell’usare gli attrezzi del lavoro, ma irruente quando è necessario.
