In tutta l’isola lo zufolo viene chiamato “friscaletto”, tranne a San Fratello (ME), luogo nel quale prende il nome di “vescot” a causa delle radici gallo-italiche.
E’ uno zufolo di canna simbolo della musica popolare siciliana, ha sette buchi nella parte anteriore e due nella parte posteriore.
E’ prodotto da artigiani e si rifà all’aulos greco, strumento a fiato che veniva usato nelle cerimonie, rappresentazioni e per scandire il tempo di lavoro.
Le sue origini sono piuttosto umili, infatti veniva usato dai pastori che riempivano il tempo durante la guardia del gregge.
A partire dal dopoguerra entrò a far parte della tradizione strumentale riuscendo a varcare i confini del folklore e venne introdotto nella musica jazz.
Vi sono delle storie legate a questo strumento.
Nel territorio degli Iblei si narra che il pastore Aristeo addomesticasse le api con il suono del friscalettu .
Un’altra leggenda racconta che un re, chiese ai suoi due figli, uno maschio e una femmina, di portargli la penna di un uccello particolare, il pru.
La ragazza trovò per prima la penna, il fratello geloso, spinse la sorella nell’ acqua facendola annegare.
Un pastore che si trovava a passare per caso, strappò una canna e ne ricavò un flauto, appena iniziò a suonare uscì un canto che raccontava, con la voce della fanciulla, quanto accaduto.
Il pastore decise di recarsi dal re e una volta lì, le note diffusero nell’aria la voce della ragazza che raccontava al padre che il fratello l’aveva fatta annegare.
Lo spirito della sfortunata principessa, rivive ancora oggi nell’allegria delle feste popolari.
