In Sicilia subito dopo il dopoguerra e fino agli anni ’50, le famiglie povere possedevano una sola “cammera”, una stanza nella quale abitavano sei o sette persone, galline, maiali, e persino il mulo.
Le famiglie più fortunate invece avevano una casa con più “cammere”.
Nella cammera da letto troneggiava il letto in ferro pieno e lamiera, per sostenere i materassi, che all’epoca erano due uno ripieno di lana e l’altro di “pagghia longa” (paglia di orzo) o “curina” (crine, palma nana cardata), vi erano “i tavuli du lettu” posti sopra i “tiranti” ancorati alle spalliere, e “i trispa” (cavalletti di ferro o di legno).
Accanto al letto venivano posti “i rinaleri” (i comodini) avevano un ripiano chiuso da uno sportello per sistemare “u rinali” (vaso da notte), c’era la pettineira, “la muarra” (armadio dal francese armoire), la “vacilera per lavarsi” in legno con una lastra di marmo con uno o due buchi per posare “u bacili” (la bacinella, e infine “u cascebancu” (la cassapanca).
