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A “maidda”.

Conoscete questa parola e il suo significato?

Appartiene alla mia infanzia, riporta in me rituali e profumi ormai perduti.

A “maidda” (Madia) è un contenitore ricavato da un blocco di legno avente forma rettangolare e i bordi rialzati, nella civiltà contadina era prettamente utilizzata per impastare il pane.

Il rito del pane si ripeteva circa ogni 15 giorni e conteneva precise indicazioni.

Il capofamiglia andava al mulino per comprare i sacchi di farina rigorosamente macinata fresca.

Secondo la tradizione spettava alla figlia femmina più piccola andare a reperire il lievito madre (crescente) dalla vicina di casa che per ultima aveva fatto il pane giacchè il contenitore era condiviso da tutte le famiglie del quartiere.

E dopo si procedeva.

“A maidda” era al centro della scena per la preparazione del pane che avveniva facendo dapprima cadere a pioggia la farina setacciata, al suo interno veniva messo il sale, poi si formava una fontana e si aggiungeva il lievito e l’acqua fredda e poi si per procedere all’impasto. Questa operazione doveva essere eseguita con un ritmo sostenuto ed una presa energica.  Successivamente l’impasto ottenuto veniva appallottolato, preso a pugni, sollevato in aria, risbattuto sulla maidda, per meglio lavorarlo, poi veniva frazionato in panetti e si lasciava riposare al caldo di coperte. Infine dopo la lievitazione si procedeva alla cottura del pane nel forno a legna.

Il pane nelle tavole dei siciliani era, ed è tutt’ora, un elemento fondamentale della nostra cultura.

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