Il paesaggio siciliano è caratterizzato anche dal carrubo (Ceratonia siliqua) deriva dal greco “keras” che significa corno, mentre siliqua sta al tipo di frutto.
Secondo alcuni infatti sarebbero stati proprio i Greci ad introdurlo in Sicilia e gli Arabi a diffonderlo, ma secondo altri è da ricondurlo alle popolazioni fenice provenienti dal Libano luogo in cui si ritiene che la pianta abbia avuto origine.
Il nome comune proviene dall’arabo con “Kharrub”.
Questo albero può sopravvivere dai 500 ai mille anni. Nel XVIII si diffusa nel ragusano e a lungo considerato risorsa economica per le popolazioni, il cui frutto chiamato “carato” veniva usato come unità di misura dagli orafi.
Il carrubo ha molteplici impieghi, viene anche ricavata la farina di carrube per numerose ricette, si confezionano caramelle, si può consumare crudo, la polpa ha un sapore dolciastro, simile al cacao e nei pressi delle radici o dentro tronchi cavi si trova il fungo di carrubo. Quest’ultimo è tanto buono quanto raro, ha la forma di una gigantesca rosa dagli strati profumati e freschi, dal colore giallo-arancio e arriva a pesare anche 4 chili. Oggi è diventato una prelibatezza con un costo non proprio economico.
