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Superstizioni e malocchio

La Sicilia è piena di superstizioni e di rimedi contro chi vuole fare male.

Infatti, già il simbolo della Trinacria è un polivalente portafortuna: le tre gambe sono i tre promontori (Capo Peloro a Messina, Capo Passero a Siracusa e Capo Lilibeo a Marsala), i serpenti rappresentano Medusa, la dea greca che pietrificava tutti coloro che volevano fare del male alla famiglia, e infine i fili di grano indicano la fertilità.

Tanti atteggiamenti, modi di dire e comportamenti sono il frutto di credenze popolari ataviche. Le superstizioni provengono dai nostri nonni, e prima di loro dagli avi.

La loro vita era intrisa di sacrifici e sofferenze, e l’avvento di malattie, carestie e poca istruzione, li portavano a trovare conforto e rifugio nelle credenze, mischiando fede e superstizione.

Per scongiurare tanti mali si usavano le corna, il ferro di cavallo, il sale buttato dietro le spalle, tanto per citarne alcuni.

Il malocchio viene inteso come “mandato” attraverso un’occhiata malevola.

Per togliere il malocchio, ci si rivolgeva ad una persona, per lo più anziana, che “levava il malocchio”, con gesti e litanie al limite della stregoneria.

Si credeva anche che in ogni casa vi fossero “i patrunedda”, spiriti o folletti.

Di superstizioni ce ne sono parecchie, questi sono alcuni esempi.

La vita di tutti i giorni di un siciliano è una vera e propria sfida contro i  ”mali”, per ogni cosa negativa che accade si segue il rituale dello scongiuro per scacciare via la sfortuna.

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