Ogni anno il Carnevale rappresenta un momento di spensieratezza.
Anticamente i festeggiamenti iniziavano subito dopo l’Epifania e finivano con la Quaresima. Il termine “carnevale” deriva da “Carmen Levare”, proprio in riferimento al divieto della chiesa di consumare carne nel periodo quaresimale. Di origini antichissime richiama i Saturnali latini e alcuni festeggiamenti greci dedicati a Dionisio.
In Sicilia le prime notizie certe risalgono al 1600 e precisamente a Palermo, con costumi barocchi, commedie e “carrozzate” (sfilate delle carrozze patronali).
Un delle maschere di origine siciliana è quella di Peppe Nappa, affermatasi nel XVI secolo con la nascita della commedia dell’arte. Venne adottata dalla città di Sciacca negli anni cinquanta diventandone il simbolo del carnevale sciacchese. Infatti ogni anno, la maschera di Peppe Nappa apre il corteo della città.
Il nome è l’unione di due paiole, Peppe (diminutivo dialettale del nome Giuseppe) e “nappa” (toppa dei calzoni), letteralmente ”Giuseppe toppa nei calzoni”, a significare un uomo da nulla.
Secondo una credenza pagana alla fine della sfilata, si vuole che il destino del carro sia il rogo del carro stesso, accompagnato dal canto del popolo che danza sulle note dell’inno “Peppi Nappa”.
La figura della maschera rappresenta una persona stupida che danza, salta, e possiede una fame insaziabile, spesso ricopre il ruolo di servo, ma in veste di sfaccendato, indolente e pigro, ma a cui non manca una certa agilità.
Il costume è composto da casacca e calzoni verdi, entrambi molto ampi e lunghi e un cappellino di feltro bianco o verde.
