“U custureri” era colui che riparava, metteva le toppe e confezionava vestiti, cioè il sarto.
Lavorava spesso a casa propria, con “a fobbicia (le forbici) “u metru” (il metro), “a ugghia” (l’ago), “u signu” (il gessetto), “u ferru” (il ferro da stiro, all’epoca a carbone).
Per poter lavorare si serviva della “tauletta”, un piccolo tavolo di legno da appoggiare sulle gambe.
Giovani apprendisti andavano nelle botteghe ad imparare il mestiere presso “i mastri” il mastro.
Veniva considerato un lavoro leggero, pulito e ben pagato.
