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U Zuccu.

Questo altro non è che il ceppo di Natale, assume un alto valore simbolico e viene acceso proprio il 24 dicembre.

La parola zucco proviene dall’arabo “suq” e significa ceppo indicando il ramo che si trova nella parte bassa del tronco di un albero.

Originariamente la legna, prima accatastata e poi bruciata, risalirebbe a riti legati al culto del raccolto o come celebrazione propiziatoria e purificatrice dei pagani, per celebrare la nascita del “Sol Invictus” fissata per l’appunto il 25 dicembre.

I fuochi venivano accesi di notte in occasione dei Solstizi, considerate notti magiche nella quali si tramandavano riti e formule magiche perché si riteneva che, durante quella notte forze demoniache vagassero liberamente, e i riti avevano il compito di tenerle lontane.

Danzavano attorno al fuoco anche per aiutare il sole ad effettuare il suo cammino.

Con il Cristianesimo, il fuoco acceso davanti le Chiese, benedetto da un sacerdote pregare al suono delle campane prima dell’inizio della Messa, assume il significato di fertilità e vita con la nascita di Gesù Bambino.

Il fuoco acceso dai pastori, può anche essere interpretato come ad illuminare la strada verso la capanna o a riscaldare nella notte più fredda.

In Sicilia, ancora oggi, è in uso questa tradizione, è consuetudine particolarmente nelle provincie di Catania e Messina.

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