Tra qualche giorno, il 27 si celebra il giorno della memoria, ma cos’è e cosa rappresenta?
Analizziamo innanzitutto la parola memoria, è la capacità di elaborare i dati sottoforma di ricordi, ed è la base che rende possibile la conoscenza umana al fine di apprendere, ragionare e avere coscienza.
Rappresenta un’occasione per riflettere su ciò che è successo, è la data che ricorda il 27 gennaio 1945 quando venne liberato il campo di sterminio ad Auschwitz.
Shoah è un termine ebraico che indica lo sterminio del popolo ebraico da parte dei nazisti con l’obiettivo di creare un mondo più “puro” e più “pulito”, dove ci fosse solo la razza ariana, tale definizione include anche le leggi antiebraiche.
Olocausto è la parola che indica il piano di eliminazione sistematico degli ebrei, deriva dal greco “Holòkaustos” (bruciato interamente), composta da “Hòlos” (tutto intero) e “Kàio (brucio).
Inizialmente indicava la più retta forma di sacrificio prevista dal giudaismo praticato nell’antichità, nella religione greca ed ebraica nella quale la vittima veniva interamente bruciata.
Certo è che la data fa tornare in mente lo sterminio di milioni di persone, ma perché è stato attuato?
Possiamo dedurre che sia avvenuto per le persone ritenute “diverse”, per origine etnica, per orientamento politico, religioso, sessuale, ritenute “nemiche” o addirittura “non persone”.
Volevo arrivare appunto alla diversità.
Purtroppo ancora oggi, la diversità viene vista come aberrante, fastidiosa, deprecabile.
Non è così, il valore della diversità ci fa crescere, ci insegna, ci arricchisce, ci rende umani.
Così come la Shoah non ebbe inizio con attacchi fisici ma con le parole cariche di odio anche i “diversi” vengono additati allo stesso modo.
La “MEMORIA” dovrebbe servire a dare giuste indicazioni, ad evitare gli errori commessi, ad avere rispetto della dignità di ogni essere umano, a non nutrire odio, intolleranza, discriminazione, dovrebbe rendere ognuno di noi, nella diversità, un essere unico e speciale da cui trarre il meglio, ad evitare violenza, schiavitù, soprusi.
