Nella Sicilia contadina il ddisalòru (disalòro) era colui che si dedicava alla raccolta di una pianta erbacea, la ddisa (ampelodesmo).
Si recava nei campi armato di falce per mietere le foglie molto resistenti lunghe dai 70 ai 90 centimetri. Li raccoglieva, li faceva ammorbidire immergendole nell’acqua e quindi li vendeva.
Servivano per diversi utilizzi, la legatura dei tralci delle viti, del grano, del fieno. In particolare per legare il grano o il fieno veniva intrecciata formando dei legacci molto resistenti, i “liami”.
Il suo raccolto veniva anche impiegato per produrre l’imbottitura dei materassi, cuscini e sedie. Le foglie, parzialmente essiccate, venivano sfibrate formando il “criniu”, il quale conteneva a volte, anche foglie di palma nana e veniva definito “la lana dei poveri”.
Questo mestiere veniva considerato non nobile, in quanto la pianta della ddisa era legata al concetto di miseria, infatti il letto imbottito di criniu era per la gente povera mentre quello imbottito con la lana era un lusso.
