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U salinaru

Il salinaru era un mestiere durissimo consumato nelle saline siciliane, il sole e il sale corrodevano le mani, i piedi, gli occhi.

I salinari raccoglievano il sale con pale, carriole e secchi formando i “munzeddi” (mucchietti di sale) e i “munzidduna” (montagne di sale), li coprivano poi le “ciaramire” (tegole di terracotta) sull’ariuni” (uno spiazzo).

Per compattare il fondo delle saline usavano i “ruzzuli” (cilindri in pietra), le “cattedre” (ceste)la “spira” o “vite di Archimede” per aspirare l’acqua, i “tagghia” (listelli per la misurazione del sale), i sacchi di juta, il carrobotte attaccato al mulo per portare “a quartara” (brocca per l’acqua da bere).

Il sudore e la stanchezza erano accompagnati da “i vuci di salinari”, i canti dei salinari, che, oltre a ritmare il lavoro e contare le unità di sale, servivano a dissipare la fatica.

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