Ci troviamo a Palermo, sul Monte Pellegrino, luogo ricco di grotte, se ne contano ben 64 catastate, la più nota è quella dove sono stati rinvenuti i resti di Santa Rosalia e oggi Santuario.
A pochi metri nascosta c’è ne una quasi sconosciuta e dimenticata: la grotta del condannato, nella quale sono stati rinvenuti resti umani e vasellami di argilla.
Contrariamente alle altre grotte ricche di pipistrelli qui non ve ne è traccia, secondo gli abitanti del luogo è dovuto al tanfo putrido dei resti di un uomo, lasciato lì a marcire dopo essere stato ucciso.
La leggenda racconta che un galeotto senza nome, presunto innocente, intorno alla fine del XVIII secolo, evase dalla colonia penale e si rifugiò proprio in questo luogo dove visse per alcuni anni da eremita, fino a quando venne segnalata la sua presenza alle truppe che lo uccisero.
I pastori e i contadini gli dedicarono la grotta.
Fino al 1943 la stessa rimase sconosciuta e inesplorata, quando gli angloamericani occuparono il luogo per la sua posizione strategica.
