Al momento stai visualizzando La Festa dei morti

La Festa dei morti

In Sicilia la festa dei morti ha rappresentato, sin dai tempi antichi, un momento per ricordare i defunti, mantenendo un legame con gli affetti che non ci sono più, ma è anche un modo per esorcizzare la paura della morte.

Si racconta che la notte tra l’1 e il 2 novembre, le anime dei defunti tornano a camminare tra i vivi.

Ricordo da bambina che la sera dell’1 facevo fatica ad addormentarmi, perché volevo stare sveglia per vedere le anime dei nostri morti che venivano a portarci i doni. L’attesa per andare a scoprire i posti dove erano nascosti i doni e la curiosità di quello che avrei trovato.

Mi svegliavo alle prime luci dell’alba, andando anche a svegliare la mia famiglia e poi cominciavo la ricerca, sotto il letto, nell’armadio, sotto il tavolo, negli armadietti della cucina, dietro le tende, giravo ogni angolo della casa, trovando i regali avvolti nella carta di giornale, la gioia nella ricerca e nel ritrovamento era veramente impagabile!

C’erano le “ossa di morto” (biscotti preparati con chiodi di garofano, farina e zucchero), la frutta martorana, i “pupi di zucchero”, le caramelle, le bambole di pezza, le biglie, i fermagli per i capelli, i fumetti, i cubi di legno….

Dopo aver fatto colazione si usciva nella strada a chiedere ai nostri amici: “chi ti putannu i morti?”

Poi ci si vestiva a festa, e con un bel mazzo di fiori, per lo più crisantemi ci si recava al cimitero, dove i vasi erano stracolmi di fiori e le lampadine accese.

Mio padre mi faceva fare il giro di tutto il cimitero, diceva che bisognava andare a trovare tutti per non farli sentire soli, andavamo sulle tombe più vecchie a leggere le date ormai stinte di nascita e di morte, ad osservare le foto in bianco e nero, e dove vedeva una tomba disadorna mi invitava a lasciare un fiore e accendere una lampadina, perché almeno per un giorno tutti fossero ricordati e ringraziati per i doni ricevuti.

Poi assistevamo alla messa per tutti coloro che non c’erano più.

I protagonisti eravamo noi bambini e la consapevolezza che non bisognava avere paura della morte, un seme che veniva tramandato dai nostri padri e da tramandare ai nostri figli, un esempio di rispetto per i nostri nonni, amici, parenti che non c’erano più, ma che vivevano nei nostri cuori.

Lascia un commento