Tra qualche giorno arriva la ricorrenza dell’Epifania che chiude il ciclo delle feste natalizie, ma forse non tutti ne conoscono l’origine.
Il nome deriva dalla corruzione lessicale del greco “epifaneia” che significa “mi manifesto”
L’origine della Befana è legata ai riti pagani che risalgono al X – VI sec. a.C., legata al ciclo del raccolto già fatto e pronto per rinascere. Va dal culto del dio persiano Mitra a quello celtico fino ai romani, i quali associavano i loro riti al calendario romano.
Infatti la dodicesima notte dopo il solstizio d’inverno (23 dicembre) si celebrava la morte e la rinascita della natura, inoltre questa notte era ritenuta una notte dedicata alla luna.
Inoltre gli antichi romani associavano le dodici notti ai dodici mesi dell’anno, e in quest’arco temporale credevano che delle figure femminili volassero sui campi coltivati per propiziarne il futuro raccolto.
Il mito delle figure volanti, venne dapprima identificato con Diana, dea lunare legata alla caccia e alla vegetazione, oppure a Sàtia (dea della sazietà) o ancora ad Abùndia (dea dell’abbondanza).
Alcune ipotesi, invece, identificavano la Befana con una antica festa romana che si svolgeva in inverno in onore di Giano e Strenia (da questo termina deriva strenna), durante il quale era uso scambiarsi dei doni.
A partire dal IV sec. d.C., la Chiesa di Roma, però, condanno riti e credenze pagane, pensando fossero frutto di influenze sataniche. La Befana venne associata ad una strega, ma vista con occhio benevolo per la purificazione dell’anima e delle cose, come dualismo tra bene e male.
A tal proposito per tentare di cristianizzare questa figura si adottò una versione religiosa, la quale racconta che i Re Magi in viaggio per Betlemme avessero chiesto informazioni sulla strada ad una vecchia, e che avessero insistito perché lei andasse con loro a portare i doni al salvatore. La vecchia rifiutò, ma poco dopo, pentita, preparò un sacco pieno di doni e si mise in cerca dei Magi e del bambino Gesù. Non trovandoli bussò ad ogni porta e consegnò i doni ai bambini sperando di potersi così far perdonare la mancanza.
Da qui la tradizione di portare doni ai bambini.
Le fattezze della befana sono rappresentate da una vecchia rattrappita, sdentata, il volto grinzoso, un naso prominente, vestita con gonne lunghe lise e rattoppate, uno scialle di lana a coprire le spalle ingobbite, un fazzoletto di stoffa e in groppa ad una scopa messa al contrario.
Alcuni luoghi della Sicilia hanno dei riti particolari legati alla Befana.
A Gratteri (PA) si dice che “A Vecchia” abiti in una grotta, detta Grattara e la sera del 31 gennaio, “a vecchia”, avvolta in un lenzuolo bianco e a dorso di un asino si dirige, tra la gioia dei bambini ed il vociare degli adulti, verso l’abitato, dispensando durante il cammino regali, caramelle e i “turtigliuna”, dolci tipici locali a base di mandorle, noci, nocciole e frutta secca.
A Messina, invece, nel quartiere Bordonaro, il giorno dell’Epifania nella piazza principale, viene allestito “u pagghiaru”, formato da una pertica alta nove metri circa e rivestita di rami di corbezzoli, agrumi, ciambelle di pane azzimo e cotone, che simboleggia un abete natalizio, sulla cui cima si trova una croce alta due metri, abbellita con frutta, nastri, ciambelle e forme di pane, che rappresenta il premio per i 14 partecipanti che la sera dell’Epifania, dopo la celebrazione della Santa Messa si arrampicheranno per aggiudicarsela.
