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Buddace

Il termine “Buddaci” deriverebbe dall’arabo “Muddag” (tipo di pesce di mare).

Il Buddace, (in italiano sciarrano), è un piccolo pesce che vive nelle acque dello Stretto di Messina, proprio i messinesi sono soprannominati “buddaci”.

Probabilmente questo termine ha avuto origine dal gergo marinaro. Il pesciolino in questione viene catturato con estrema facilità, abboccando a tutti i tipi di esca, mangia tutto quello che trova, ha la bocca grande e la tiene ininterrottamente aperta.

Da qui l’associazione ad una ingenuità, o ad un vanto cui non segue un fatto, cioè buddace.

Questa parola era diffusa già agli inizi del ‘900, testimoniata anche dal titolo di un settimanale umoristico edito a Messina nel 1924 e l’anno successivo censurato per il suo humor anti fascista.

Un’altra curiosità riferita sempre al pesce, riguarda la facciata di Palazzo Zanca (oggi sede del Comune di Messina), nella quale si trovano delle decorazioni con il suddetto pesce. A quanto pare, il motivo di questi ornamenti si deve ad un ingegnere palermitano, tal Antonio Zanca, al quale, nel 1914 venne affidato il progetto per la ricostruzione del Municipio dopo il terremoto del 1908. Fece inserire il pesce buddace come simbolo di dispregio verso i messinesi in quanto non aveva ricevuto alcun compenso per diverso tempo.

Ma, ad onor del vero, bisogna lanciare un segno positivo ai messinesi, intanto non tutti sono buddaci, anzi in tanti scritti antichi emerge chiaramente che gli abitanti di Messina vengono descritti come vivaci, intelligenti, eroici e ospitali. A rafforzare viene in aiuto anche il Pitrè, in quanto in alcuni suoi scritti di fine ‘800, li descrive come furbi, malandrini ed estremamente intelligenti.

Il messinese, oggi, considera tale appellativo parte del proprio patrimonio linguistico, e soprattutto lo interpreta con un valore puramente umoristico e scherzoso.

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