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Cannavazzu e mappìna

La parola “cannavazzu” deriva dal latino basso “Cannabàtium” e “Canevàsium (da cannabis, e canapa).

L’affinità tra il siciliano e il latino viene parzialmente influenzata anche dal provenzale “canebàs”, dal francese “canevas”, dallo spagnolo “canamazo”.

Ma cosa significa? E’ l’equivalente di straccio per pavimenti.

L’espressione siciliana “bannera di cannavazzu” (bandiera di stracci), è utilizzata in senso dispregiativo ad indicare chi cambia spesso idea e si comporta come voltagabbana, infatti la bandiera sventola a secondo di come gira il vento.

A mappìna, pur derivando sempre dal latino ”mappa” con il suffisso diminutivo -ina, ha simile equivalenza con  straccio, ma inteso come quello della tovaglietta della cucina. Infatti la “mappìna”, serviva oltre che per pulirsi le mani, i commensali la usavano per portare via gli avanzi.

Secondo Quintiliano (oratore romano e maestro di retorica nato nel 35 d.C.), l’origine della parola risalirebbe ai Fenici, in quanto i loro documenti più antichi venivano scritti sulla stoffa anche di lino e gli agronomi rappresentavano i terreni su pezzi di stoffa.

Da qui nacquero le Mappe, intese come rappresentazioni o documenti ufficiali, mentre mappìna restò relegata nell’ambiente domestico.

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