Questa curiosa parola deve la sua origine al termine greco “chàragma” che vuol dire moneta.
U caruseddu, non è altro che un raccoglitore di monete in particolare per i bambini, la parola potrebbe fare pensare ad un legame con il sostantivo carùsu, ma in effetti non è così.
E’ difficile stabilire se si tratti di una voce che a partire dalla metafora CARUSU = TESTA TOSATA (nella maggior parte dei dialetti meridionali è diffusa la parola CARUSARI che significa “tosare le pecore” e “tagliare i capelli”) estende la metaforizzazione anche alla forma e all’aspetto del salvadanaio, di creta e a forma di palla, tale da richiamare la testa di un fanciullo.
Un salvadanaio può avere diverse forme e strutture, anche se la più utilizzata è quella del salvadanaio a porcellino in porcellana o maialino in terracotta, spesso è semicilindrico, più stretto in basso e più largo in alto. La sua struttura caratteristicamente rivolta verso l’alto, avente una piccola fessura allungata, consente al bambino proprietario di inserire le monete nel salvadanaio in modo semplice e veloce. Il denaro non ha un tempo massimo per rimanere all’interno del salvadanaio, visto che tutto è caratterizzato da quanto lo si utilizza; infatti lo si potrà aprire una volta riempito.
U caruseddu in terracotta o ceramica per aprirlo lo si dovrà obbligatoriamente rompere con un martello, pratica tradizionale alla cerimonia della rottura dei caruseddu.
