Forse non tutti sanno chi sono, ma hanno avuto il privilegio di essere stati gli inventori della rinoplastica.
La chirurgia plastica ha origini antiche, infatti in India e in Egitto si hanno notizie dei primi interventi per la ricostruzione del naso intorno al 2000 a.C.. Una tecnica che fu, oltre che effettuata, anche descritta da Sushutra nel Samhità, un trattato di chirurgia composto intorno all’800 a.C..
Anche nell’età Romana fu utilizzata la tecnica della ricostruzione del naso, tant’è che fu oggetto di descrizione da parte di Aulo Cornelio Celso (25 a.C. – 50 d.C.) nel suo trattato “De Medicina”.
In Europa però all’inizio del XV secolo, la ricostruzione nasale era ancora oggetto di segretezza.
Due furono i primi chirurghi, il primo il tedesco Heinrich von Pfalzpaint, l’altro un siciliano, Gustavo Branca.
Branca, gestiva la sua proficua attività privata a Catania e per il metodo da lui introdotto, il re di Sicilia Ferdinando I, nel 1432, gli conferì un sigillo il quale autorizzava lui e i suoi discendenti ad utilizzarlo.
Ma la svolta decisiva avvenne grazie al figlio, Antonio Branca, il quale adottò una tecnica che prevedeva l’utilizzo di un lembo peduncolato del braccio che doveva restare unito al moncone del naso per un certo periodo di tempo al fine di consentire la ricostruzione e la rivascolarizzazione dei tessuti utilizzati per la ricostruzione della piramide nasale. Questa tecnica molto dolorosa, consentiva però di non lasciare tracce troppo evidenti dell’intervento.
Grazie a questi due medici, la Sicilia per decenni assunse un ruolo estremamente importante nella storia della rinoplastica.
