In provincia di Trapani, all’interno della Riserva dello Zingaro, è custodito un borgo dove il tempo si è fermato.
E’ costituito da un gruppo di case, ora abbandonate, dove, fino alla fine dell’800, viveva una comunità di 14 famiglie, del tutto autosufficienti.
Si coltivavano cereali, in particolare un grano antico, la timilia, ortaggi, ulivi, uve. Gli abitanti, producevano persino il vino, allevavano animali che oltre a dare sostentamento con latte e carne, venivano utilizzati come mezzi di trasporto.
All’epoca veniva chiamato “Bagghiu di l’Acci, per il vicino Monte omonimo.
Usavano, prima della semina, ringraziare Dio con una preghiera, per concedere la ricchezza del futuro raccolto.
Le famiglie si alternavano nella panificazione con tre forni, e si nutrivano con i frutti della terra, fave secche, sarde salate, finocchi, fichi. Quest’ultimi erano utilizzati come dolcificanti.
Vivevano anche dei momenti di festa, i più importanti erano San Giuseppe e la processione della Madonna. Per queste ricorrenze, usavano creare altari, accendere fuochi, e c’era persino la banda che battendo i mestoli sulle pentole faceva musica.
Ancora oggi è possibile visitare alcune camere, complete di mobili e oggetti, grazie alle cure dell’ente che se ne occupa, che ricostruiscono l’idea della quotidianità del tempo centrata nel lavoro dei campi.
