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Tano Cimarosa detto “Zecchinetta”.

Di lui sicuramente si può dire che fu l’ultimo caratterista siciliano.

Nacque a Messina nel 1922 e lasciò la sua Sicilia per andare a Roma.

La sua prima e forse più famosa caratterizzazione fu quella nel “Giorno della civetta”, diretto nel 1968 da Damiano Damiani con l’interpretazione del mafioso Zecchinetta, ma comparve anche accanto ad Alberto Sordi e in tante altre pellicole.

Tano Cimarosa non fu solo attore, ma anche “puparo”, pittore, scrittore e musicista.

Impersonava spesso lo stereotipo del siciliano medio, istintivo e sanguigno.

Il suo nome all’anagrafe era Gaetano Cisco, nato, si dice, per strada in Calabria, faceva parte di quelli che perse la sua stirpe nel tragico terremoto del 1908.

Durante la sua lunga malattia espresse al nipote, Salvatore Arimatea, il desiderio di morire nella sua Messina.

La sua morte, avvenuta nel 2008, passò inosservata (ai funerali lo ricordarono in pochissimi, Massimo Mollica e Nino Frassica), la sua bara rimase nel deposito per lungo tempo in attesa di sepoltura presso il Cimitero monumentale di Messina.

La tumulazione che avvenne presso il Famedio (la zona riservata agli uomini illustri) solo nel 2010, restò in uno stato di abbandono e priva di lapide fino al marzo del 2017, quando il succitato nipote, grazie ad una donazione gli costruì una lapide decorosa che riporta il seguente epitaffio” strappò sorrisi all’inopia del dopoguerra e a quanti vennero dopo”.

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