Ogni anno l’8 marzo ricorre una data importante, la giornata internazionale dei diritti della donna.
Un simbolo che dovrebbe essere di orgoglio per tutte le donne, dato che ricorda le conquiste sociali, economiche, politiche, le discriminazioni e le violenze di cui purtroppo ancora oggi le donne ne sono oggetto.
Per molti si ritiene che l’origine di questa ricorrenza sia dovuta ad un incendio avvenuto l’8 marzo 1908 in un’industria tessile di New York, la Cotton, dove delle operaie rimasero uccise. Qualcun altro dice che invece questa data venne confusa con un altro incendio nella stessa città ma nel 1911.
La prima volta che si discusse della questione femminile risale al 1907 in un congresso a Stoccarda. Da allora si susseguirono altre manifestazioni.
In Italia, nel settembre 1944, fu deciso che il successivo 8 marzo fosse celebrata la giornata della donna. Ma si deve arrivare agli anni Settanta per assistere alla nascita del movimento femminista. L’8 marzo 1972, a Roma a Campo dei Fiori, si svolse la prima manifestazione della festa della donna per la richiesta dei diritti civili.
Purtroppo, però, come si suol dire che la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni, oggi questa ricorrenza è stata dissacrata. II senso della dignità, il rispetto, gli uguali diritti, la discriminazione, la violenza è stato travisato.
Noi donne dovremmo prendere coscienza e svegliarci una volta per tutte.
Anziché “festeggiare” la sera dell’8 marzo dedicandoci a cose frivole, dovremmo riunirci e creare un movimento assieme agli uomini.
Questo, servirebbe come confronto e come ricerca della motivazione che scatta in colui che perseguita e uccide. Questi uomini violenti hanno un grosso limite, sono dei deboli e sanno affermare la propria personalità solo con la violenza perché non conoscono altri modi, la loro insicurezza sfocia nella prevaricazione fisica.
Noi donne dovremmo imparare a diventare brave mamme che vuol dire “educare i nostri figli” cercando di formare le generazioni future in maniera corretta e matura. Cioè insegnando loro ad avere il rispetto e l’affermazione sana di se stessi. E soprattutto educando le nostre figlie a fare attenzione al minimo segnale di violenza da parte di un maschio, allontanando il più possibile colui che utilizza la forza fisica pensando così di essere un “vero uomo”.
Proviamo ad agire assieme ad altre donne coinvolgendo una grande quantità di uomini per fermare questa incredibile, maledetta ascesa del femminicidio, cercando di essere più coesi, di avere il coraggio di denunciare, e di istituire maggiori strutture sicure per le donne vittime di violenza.
Prendiamo esempio dagli uomini di Biella di qualche giorno fa che hanno creato un filo di lana rosso per collegare tutti gli uomini contro la violenza sulle donne. Perché, per fortuna, ci sono anche uomini che amano le donne.
