29 gennaio, pomeriggio, temperatura 18°.
Sono a casa e sento una voglia irrefrenabile di andare in spiaggia.
Mi avvio, ed eccolo lì il mare: l’immensità!
Adoro stare a guardare il mare, quando è piatto e calmo o quando è in tempesta.
Mi perdo ad osservare le onde mai una uguale all’altra, i gabbiani volteggiare in cerca di prede, la sabbia soffice sotto i miei piedi nudi.
Il mare è la mia dimensione. E’ il mio rifugio quando sto male, è il mio regno quando sto bene.
Solamente lì mi sento libera come se volassi, come se non avessi più gabbie attorno, mi fa sentire leggera e felice, il profumo della salsedine mi inebria, le onde mi danno il senso di vitalità, l’orizzonte mi fa aprire la mente.
Nel mio orizzonte appaiono sette sorelle, strette l’una all’altra, da una di esse intravedo un filo di fumo che si innalza, scorgo i lapilli che si tuffano nell’acqua.
In mezzo al mare c’è una pietra bruna che spicca: “A Petra” come una sentinella a proteggerci.
Sin da bambina mi divertivo a scovare le conchiglie, e oggi ripeto i gesti di un tempo.
Mi chino ad ogni passo, scosto le alghe riunite dopo la mareggiata dei giorni scorsi, ed eccole li, tutte assieme come se non volessero rimanere da sole anche quando non hanno più vita, ed allora le raccolgo a piene mani una, due, tre, cento, riempio le tasche felice della mia scoperta.
Qualche altro passo e scorgo una stella marina, e continuo così per ore a camminare, chinarmi, cercare trovare, mi entusiasmo ad ogni scoperta, indifferente al tempo che passa.
Sono felice, in pace con me stessa e con il creato, sento gioia e vita in ogni granello di sabbia, in ogni sasso, in ogni essere.
Non mi accorgo che intanto si sta facendo sera, il cielo è terso, pulito, lindo. Ad est scorgo un quarto di luna con accanto lo scintillante Venere.
Mi avvio verso casa grata e con un amore immenso per l’universo.
