Si pensa che questa espressione abbia origine nel Medioevo da “matula” che era un recipiente di vetro racchiuso in una fasciatura di paglia con coperchio e manico e veniva usata per la raccolta delle urine da analizzare.
Si racconta che spesso i medici del tempo sbagliassero la diagnosi portando il paziente alla morte. I congiunti del malcapitato cominciarono ad usare l’espressione “è stato curato a matula”, come a voler dire inutilmente.
La parola ha diverse origini, dal greco “matèn” (invano), dall’arabo “batil” (non vero, falso) allo spagnolo “en balde” (essere inutile).
Un’altra curiosa leggenda riporta che la parola “mattula” (cotone) deriverebbe da un regalo singolare agli sposi la prima notte di nozze, uno strano marchingegno atto a dirottare le “arie” fuori dal letto, ma con inutili risultati.
Quindi quando non sappiamo quello che diciamo è meglio stare zitti piuttosto che “parrari a matula”!
