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RIFLESSIONI

Qualche giorno fa ho visto la cerimonia di apertura dei giochi olimpici, e ho voluto saperne di più.

I primi giochi si svolsero nel 776 a.c. ad Olimpia (da qui il nome Olimpiadi) in Grecia raggiungendo l’apice nel VI e nel V sec. a.c., assumendo anche una importanza religiosa in quanto erano in onore di Zeus. L’altro aspetto, a mio avviso molto importante, è, che durante i cinque giorni della manifestazione venivano sospese le guerre in tutta la Grecia.

Quando il Cristianesimo divenne la religione ufficiale dell’Impero Romano, i vescovi e gli scrittori manifestarono il loro disappunto per queste celebrazioni di sapore pagano, così che nel 393 d.c. l’imperatore Teodosio, dietro l’influenza del vescovo di Milano Ambrogio, vietò questi giochi.

Nella metà del XIX secolo, alcuni archeologi tedeschi portarono alla luce le rovine dell’antica Olimpia, e si ricominciò a parlare di questo evento. Nel frattempo il Barone francese Pierre de Coubertin nella ricerca della spiegazione della sconfitta dei francesi nella guerra franco-prussiana, arrivò alla conclusione che la sconfitta era dovuta ad una inadeguata preparazione fisica, e nel contempo, voleva permettere ai giovani di confrontarsi in una competizione sportiva piuttosto che nelle guerre e trovare un modo per avvicinare le nazioni.

Il simbolo delle Olimpiadi è costituito da cinque cerchi sulla bandiera dei giochi (issata per la prima volta nel 1920) i quali raffigurano i cinque continenti ed è stato ispirato proprio alle idee e agli ideali del barone de Coubertin.

Ma arriviamo ad oggi.

Il 23 luglio c’è stata la cerimonia ufficiale dell’apertura dei giochi, mi ha commosso ed emozionato parecchio. E’ la XXXII Olimpiade, si sta svolgendo in Giappone, denominata Tokio 2020.

Perché questa discrepanza dal momento che siamo nel 2021?

Orbene, all’inizio del 2020 tutto il mondo è stato coinvolto e sconvolto dall’avvento della pandemia, quindi è stato deciso di sospenderla, (anche se si è dato il via al percorso della torcia il 12 marzo del 2020), e proprio a ricordare gli eventi non è stato cambiato l’anno.

Ho scoperto che il motto “CITIUS, ALTIUS, FORTIUS” (più veloce, più alto, più forte) è stato cambiato in “CITIUS, ALTIUS, FORIUS – COMMUNITER (più veloce, più alto, più forte – insieme).

Ed è stato proprio l’aggiunta di questa nuova parola, assieme al discorso del Presidente dei Giochi, che mi ha permesso di fare delle riflessioni su ciò che è veramente importante nella vita di ognuno di noi.

Oggi più che mai.

Ho considerato che ogni popolo è legato alla propria terra, storia, religione, lingua, tradizione, e in questa circostanza ogni popolo sente la fatica del vivere durante e dopo la pandemia, il dolore per tutte le morti, lo sconforto per il futuro.

Ogni popolo sente le stesse sensazioni, e le parole “insieme” e “unità”, assumono ora più che mai un significato molto profondo.

Il messaggio che è stato dato è proprio questo: tutti insieme al di là del colore, della razza, della lingua, della religione, della politica, del sentimento, della tradizione, unendoci come veri fratelli nella forza e nella speranza, imparando gli uni dagli altri, potremo auspicare in un futuro migliore.

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