Come ci si riscaldava una volta quando non c’erano i termosifoni?
Nelle case trovavamo “a conca” o “a cunculina”.
A conca aveva una forma semplice, era formata da un recipiente metallico emisferico con alla base dei piedini, inserito in un “tunnu” (cerchio) di legno. Sopra la conca si posizionava “u circu” (una cupola costruita con assicelle di legno curvate ed inchiodate) per proteggere i bambini ed asciugare i panni.
A “cunculina” era un braciere più piccolo di rame o latta, veniva usato facendolo riscaldare appeso ad un gancio del circu dieci minuti prima di andare a dormire, poi lo si metteva dentro al letto per scaldarlo
Serviva anche a cuocere formaggio, uova, pane, olive, sul carbone si gettavano bucce di arance per profumare l’aria.
Ma a conca rappresentava ben altro che il riscaldarsi. La sera ci si raccoglieva tutt’intorno e si parlava, si recitava il Rosario, le donne pulivano i legumi o rammendavano le calze, gli uomini raccontavano “i cunti”, e i bambini ascoltavano.
Si creavano momenti unici di unione e condivisione, la famiglia, raccolta intorno al fuoco, il centro della propria vita.
Ho un caro ricordo legato a mia nonna, la quale metteva delle fette di pane ad abbrustolire, dopo lo cospargeva con lo zucchero ed era questa la nostra merendina!
L’odore e il sapore di cose buone, di casa, semplici eppure tanto cari e irripetibili, quel rito quasi magico di protendere le mani per scaldarsi, le mani di tutti, grandi e piccini come a formare un grande cerchio fatato nel quale e dal quale scaturiva tutto l’amore e il senso genuino e vero della vita.
