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A trizza di l’agghiu

L’aglio tradisce nobili ascendenze infatti ha una parentela con i gigli, è una pianta bulbosa originaria dell’Asia ed è antichissima.

Vi sono tracce della sua coltivazione in Mesopotamia e anche nell’antico Egitto

La mitologia greca racconta che Zeus spinto da Ade per il fatto che Asclepio (o Esculapio), figlio del dio Apollo, che praticava l’arte medica avesse anche la facoltà di resuscitare i morti, lo uccise con un fulmine mentre il medico stava scrivendo la formula dell’immortalità, Zeus per distruggere il testo fece cadere una pioggia battente che dissolse il testo nella terra, quando tornò il sole germogliò una pianta: l’aglio e in molti credettero che fosse il frutto dell’immortalità.

Nell’antica Roma era invece dedicata al dio Marte e considerato simbolo delle virtù militari, furono proprio i romani a diffonderlo in tutta Europa.

Nel 1918 durante l’influenza spagnola venne usato contro l’epidemia e per curare le ferite.

Nonostante la sua fama di cibo altamente puzzolente l’aglio possiede proprietà energetiche, antibiotico naturale, incrementa la prevenzione alle infezioni di origine virale, riequilibra la pressione arteriosa, ma c’è anche chi lo considera un potente afrodisiaco.

Viene usato anche per tante superstizioni, il bulbo scaccia i vampiri, appeso alla porta della futura sposa garantisce un’unione felice e tiene lontano il malocchio, uno spicchio d’aglio, un sacchetto pieno di sale e un pezzetto di ferro nella culla del neonato serve come augurio, masticare uno spicchio si dice che porti fortuna e tanto altro…

In Sicilia l’aglio rosso di Nubia, frazione nel comune di Paceco (TP) conosciuta anche come “paese dell’aglio” è diventato presidio Slow Food e viene confezionato in “trizzi”, a seconda del diametro del bulbo ha nomi diversi, da 50mm si chiama “cucchia rossa”, 40mm “corrente”, 30mm, “cucchiscedda”, 20-25mm “mazzunedda”.

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