Al momento stai visualizzando Il Fico d’India

Il Fico d’India

Varie sono le ipotesi da dove sia giunto questo frutto in Europa, una racconta che fu Cristoforo Colombo di ritorno dalle Americhe, un’altra ipotesi recita che fu per mezzo degli spagnoli fino ad arrivare in Sicilia introdotto dai saraceni intorno all’827.

Ma le sue origini si devono al Messico, per mano di Hernando Cortes. Era un simbolo della popolazione Azteca, tanto che appare nella bandiera messicana sotto l’aquila.

Gli Aztechi, non solo utilizzavano le foglie per allevare un insetto il “DACYLOPIUS COCCUS COSTA”, dalle quali ottenevano il rosso di cocciniglia (dal corpo degli insetti veniva estratta una colorazione rossa), ma utilizzavano il succo delle foglie come lubrificante per spostare grandi massi di pietra, e associato al miele e al rosso d’uovo lo usavano contro le scottature.

Ma veniamo in Sicilia, intanto bisogna dire che l’isola è al secondo posto come produttore mondiale dopo il Messico, ed è una pianta che rappresenta non solo un elemento costante e tipico del paesaggio naturale, ma viene utilizzato in svariati modi.

Oltre che in cucina viene spesso inserito in rappresentazioni letterarie fino a diventare uno dei simboli più caratteristici della Sicilia stessa.

Questa pianta, che cresce spontaneamente su suoli sabbiosi e pianeggianti, ha tante peculiarità.

La fioritura avviene in primavera, e i frutti crescono dall’estate fino a Natale.

Ve ne sono diverse varietà, la sulfarina (gialla), la sanguigna (rossa), la muscarella (bianca), e la moscateddo (arancione).

Ma non finisce qui.

Quelli non perfettamente maturi si chiamano “burduni” (bastardi); il nome deriva dal latino “burdo”, che significa mulo, cioè una razza non pura.

Infine troviamo i “Bastarduna” o “Scuzzulati” legati ad una leggenda, la quale racconta che un tizio, per fare un dispetto al vicino dal momento che le pale del fico d’india invadevano il suo confine, pensò di recidere i fiori sulla pianta, pensando che così non avrebbero dato più frutti. Non sapendo che in questo modo, invece, la fruttificazione era solo ritardata dando però frutti più grossi e gustosi-.

Nella medicina popolare siciliana, veniva usato il decotto dei fiori essiccati come rimedio per le coliche renali, inoltre possiede proprietà depurative ed effetti dimagranti.

Nella cosmesi viene utilizzato per creme, shampi, saponi, lozioni.

In cucina si possono consumare i frutti freschi, ma anche sottoforma di succhi, liquori, gelatine, mostarde, marmellate ed altro. Le pale (cladodi), possono essere gustate fresche, in salamoia, sott’aceto, candite, in confettura e persino in cotoletta. La buccia possiede un alto valore nutritivo.

Insomma, oltre al meraviglioso e inscindibile cornice del panorama isolano, è anche un ottimo ed eclettico frutto tanto da meritarsi l’appellativo di “oro di Sicilia”.

Lascia un commento