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A vinnigna

La vendemmia in Sicilia significa soprattutto tradizione.

Il periodo è il più lungo in Italia, va dalla fine dell’estate all’autunno inoltrato, durando in media 100 giorni.

La scoperta di residui organici in alcune giare dell’età del rame sul monte Kronos (Sciacca) e Sant’Ippolito (Caltagirone), fanno pensare che la produzione del vino nell’isola sia tra le più antiche, risalente ad almeno 6mila anni fa.

La diffusione della vitivinicoltura sembra datarsi nel VII – VI sec. a. C., al tempo dei greci e la vendemmia rappresentava momenti di gioia, fatica, condivisione.

Allora come oggi, alla vendemmia partecipano tutti gli strati della gerarchia sociale.

Al tempo oltre alla paga, il lavoratore, riceveva companatico costituito da sarde salate, cipolle o formaggio, includeva il pernottamento al podere e un piatto di minestra.

Il valore della vendemmia, storico e antropologico, si tramanda di generazione in generazione.

Ognio giornata cominciava e finiva con lodi al Signore e la recita del Rosario. Subito dopo, la sera iniziavano canti e balli accompagnati da zufoli, cembali, pifferi e cornamuse.

Dalla raccolta manuale dei grappoli, alla pigiatura dell’uva con i piedi. Il palmento era il luogo d’eccellenza.

Secondo la tradizione era costruito in muratura, sotto aveva un tino scavato nel suolo dove scolava e veniva raccolto il mosto e sopra il c’era una piattaforma sulla quale veniva pigiata l’uva dai “pistaturi” (pigiatori) a gambe nude.

U pistaturi, per evitare di cadere, si teneva ad una corda appesa al soffitto e nell’altra mano teneva un forcone con il quale spingeva gli strati d’uva pestati.

I contenitori nei quali si trasportava il mosto erano sacchi morbidi di stoffa chiamati “otri”, che i contadini portavano in spalla.

In Sicilia la vendemmia è ancora una festa, si effettua prendendo a raccolta amici, parenti e vicinato, insomma rappresenta ancora oggi, come al tempo dei greci, gioia, fatica, ma soprattutto condivisione.

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