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Pitrusinu e Petrosino.

U pitrusinu, nel dialetto siciliano altro non è che il prezzemolo, deriva dal latino “petroselinum e dal greco “petroselinon”.

Ma, come spesso accade nella nostra isola un nome assume più significati.

Il modo di dire “si comu u pitrusino”, significa essere dappertutto, essere presente in qualsiasi situazione, luogo, o istituzione, intromettersi in tutto, così come la pianta del prezzemolo che viene impiegata in moltissimi piatti siciliani.

Ma in Sicilia c’è anche un paesino Petrosino, in provincia di Agrigento il cui nome deriva dalle parole latine “sinus” (golfo) e Petri (Pietro) cioè Golfo di Pietro per l’approdo di San Pietro sulla baia di Biscione.

Il litorale di Biscione ha una bellezza straordinaria con le sue acque cristalline dove si possono ammirare delfini, tartarughe ed esistono zone di interesse naturalistico come le paludi costiere di Margi Milo, Margi Spano’ e Capo Feto, e zone di protezione per gli uccelli.

E’ una cittadina legata molto alle tradizioni, infatti ancora oggi è presente la “festa di chianura” che prende il nome dal “chiano” (davanzale o piazzetta).

Da sottolineare anche la vocazione vitivinicola rappresentata anche dal monumento all’uva.

Sul territorio insistono due torri affascinanti la Torre Sibiliana che era una torre di avvistamento per i pirati provenienti dal mare, costruita in pietra grezza, di forma quadrangolare squadrata, muri spessi ed alta circa dodici metri, e, secondo la tradizione, ricorda la Sibilla che aveva dimora in questo luogo ma anche Scibilia Nobili, una ragazza rapita dai piratai che qui venne rinchiusa.


L’altra torre, la Torre Galvaga è invece situata nell’entroterra ed era adibita a dominare la campagna  e ad avvistare banditi.

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