Non sono tantissimi quelli che si sono cimentati nella traduzione della Divina Commedia in lingua siciliana, ma è doveroso ricordarli.
Uno fu il medico Filippo Guastella conosciuto da tutti come “Don Fifì” nato a Misilmeri (PA) che fu fortemente impegnato, oltre che nel campo medico, anche cin quello sociale e culturale, ma il compito più arduo fu proprio quello di tradurre la Divina Commedia in lingua siciliana.
Impiegò vent’anni dal 1903 al 1923 per completare la sua opera, la stesura completa venne pubblicata il 12 ottobre 1923 nel suo comune natio.
Il suo principale obiettivo fu quello di far conoscere l’opera di Dante al maggior numero di persone che parlavano solo il dialetto siciliano, diventando così orgoglio del patrimonio culturale siciliano.
Il primo in assoluto a tradurla, fu però il matematico e poeta dell’ordine di San Francesco di Paola, Paolo Principato nel XVII secolo.
Nel 1904 Tommaso Cannizzaro, dedicò la sua Divina Commedia ai comuni siciliani ricordando che proprio il siciliano era stato alle origini della lingua adoperata da Dante.
Nel 1915 Vincenzo Mirabella Corrado, alcamese, tradusse l’opera, rimasta però inedita a causa della sua morte e poi ripresa da Giovanni Girgenti e pubblicata nel 1954.
Al 1966 risale invece quella del padre domenicano Domenico Canalella di Mussomeli.
