E’ un frutto originario della Cina Settentrionale e del Giappone giunto in Europa verso la fine del XVI secolo.
Padre Bernardino da Ucria (botanico siciliano nato ad Ucria (ME) il 9 aprile 1739) lo descrive come albero siciliano molto diffuso noto anche con il nome di frutto di “lignu santu”.
In Sicilia nel 1692 e precisamente a Misilmeri (PA)venne realizzato un orto botanico da Don Francesco Bonanno del Bosco Sandoval (principe della Cattolica e duca di Misilmeri) che si avvalse dell’aiuto del francescano Padre Francesco Cupani di Mirto (ME), il quale introdusse la pianta del kaki.
Possiede diverse proprietà nutrizionali e terapeutiche quali un alto contenuto di carotenoidi, riduce il rischio di malattie cardiovascolari, ha risultati chemioprotettivi contro una vasta gamma di tumori.
In Cina viene anche chiamato albero delle sette virtù.
Alcuni cenni storici considerano il kaki l’albero della pace legato al bombardamento atomico di Nagasaki del 1945 in quanto nel territorio circostante al bombardamento sopravvissero solo alcune piante di questo frutto.
Ma questi frutti che colorano le campagne con il loro arancione vivo, in Sicilia sono legati anche ad una antica leggenda.
Guardando l’interno dei loro semi si possono trovare delle forme di una forchetta di un coltello o di un cucchiaio. A seconda della posata trovata si può prevedere come andrà la stagione invernale.
La forchetta ipotizza un inverno mite, il coltello un freddo pungente e il cucchiaio molta neve.
Ma non solo, nell’isola la raffigurazione delle posate viene sostituita dalla “manuzza di Maria”, il seme assume così un senso sacro.

Interessante, come sempre