Rosa nasce nell’entroterra siciliana nel 1927, in provincia di Agrigento, da una famiglia povera e numerosa.
Lavora nei campi sin da piccolissima, non frequenta la scuola e a 16 anni viene data in sposa ad un uomo alcolizzato, violento e dedito al gioco d’azzardo.
La sua vita è continuamente segnata da drammi e finisce anche in carcere.
Si trasferisce a Firenze e con la sua chitarra porta la sua voce e le sue storie partendo dal proprio vissuto.
Il suo canto ricorda la sua gente, la sua terra, il suo mare, ma parla anche di donne, di uguaglianza, di amore, di mafia divenendo così anche un canto di protesta.
Ritorna, negli anni ’70, nella sua Sicilia come cantautrice affermata amica di Guttuso e Sciascia.
Il suo timbro di voce unico e intenso, è una voce spezzata, straziante dove emerge prepotentemente la voglia di combattere le ingiustizie della vita e della società, è entrato nella storia e nell’orgoglio siciliano.
I suoi canti nascevano dalla fame e dalla sopraffazione ma soprattutto per raccontare ed affrontare dolori e fatiche.
Una curiosità, si dice che abbia imparato a leggere all’età di 32 anni.
“Quannu iu moru, cantati li me canti/’un lu scurdati, cantatili pi l’antri”, (quando sarò morta, andate in giro, vantate i miei canti, non dimenticatelo, cantateli per gli altri), Questa è una frase racchiusa nel brano “Quannu iu moru” e ci invita a raccogliere il suo testamento spirituale.
