In ogni parte del mondo il Capodanno si configura come una data magica, ma in Sicilia assume contorni di usanze, tradizioni e rituali particolari propiziatori per il nuovo anno.
Per la famiglia siciliana il Capodanno ha inizio la mattina del 31 dicembre, quando mamme, papà, zii, nonni, nipoti si mettono all’opera per preparare il cibo per la grande abbuffata del cenone.
Dopo antipasti, primi e secondi, si passa agli immancabili dolci e alla frutta secca.
Cassate, panettoni, torroni, cannoli, paste secche alle mandorle e per finire “a cesta pu scacciu”, ricolma di frutta secca noci, mandorle, nocciole, arachidi, ceci, fichi secchi mentre, tra uno scaccio e l’altro, si gioca a tombola e a sette e mezzo.
Ma quando sta per scoccare la mezzanotte arriva il bello, si corre a prendere dodici chicchi d’uva da una usanza spagnola, si mangiano cucchiaiate colme di lenticchie a simboleggiare le monete e l’abbondanza per il nuovo anno; e ancora, si rompono piatti vecchi a scongiurare cose cattive, si dà il primo bacio ad una persona del sesso opposto.
E per trovare il vero amore?
Ebbene si snocciola un melograno e lo si mangia a ricordo di un antico rito greco che si rifà a Proserpina prima di innamorarsi di Plutone.
Questi solo alcuni dei riti ma la cosa fondamentale per i siciliani, non è dove si è, ma l’importante è trascorrere la notte del 31 in compagnia dei propri cari.
