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I lavatoi

I primi lavatoi compaiono in Italia nel 1500 fino al progressivo diffondersi dalla metà del XIX secolo.

Erano costruiti vicino ad una fonte dalle quali l’acqua veniva convogliata in una vasca centrale in pietra. La vasca era inclinata per meglio lavare e sciacquare gli indumenti.

Il mestiere della lavandaia era solo femminile e riservato a donne sole, madri nubili, zitelle, vedove di guerra, in quanto gli uomini di casa non permettevano alle loro donne di mettere le mani nei panni sporchi degli altri.

Le lavandaie si recavano presso le case signorili, con sacchi di juta individuati con nastrini colorati e li trasportavano ai lavatoi.

Il loro abbigliamento era costituito da un fazzoletto a doppia punta, legato sul capo e lunghe gonne con l’orlo rialzato e infilato nella cintura per evitare che si bagnassero.

La pulizia avveniva con “ranno” ottenuto filtrando acqua calda e cenere di legno chiaro, la lisciva o la varechina per sbiancare e smacchiare, e a volte al ranno venivano usati gusci d’uova tritati per rendere più efficace l’azione sgrassante.

In un secondo tempo venne usata la soda caustica e infine il sapone di Marsiglia.

Durante il primo lavaggio si aggiungevano lavanda, foglie di menta o basilico per la profumazione.

Ovviamente era un duro lavoro ma veniva alleviato dal fatto che il lavatoio era uno dei pochi luoghi nei quali era permesso alle donne di riunirsi senza essere accompagnate, e lì si scambiavano consigli, pettegolezzi, ricette, cantavano, e si tramandavano storie di vita.

Proprio in questi luoghi si sono diffuse ed affermate le rivendicazioni dei diritti femminili, e per questo bisognerebbe valorizzare questi luoghi per il peso storico, culturale e sociale che hanno rappresentato.

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