Passeggiando in un giorno di primavera inoltrata, in un angolo incontaminato del mio paese, mi sono imbattuta in vere e proprie coltivazioni spontanee di piante con il fusto allungato e ricchi di fiorellini gialli: la “Ferla”. Ne conoscevo l’esistenza ma non l’uso. Ne ho scoperte di cose!
Il nome latino è “Ferula communis” (Ferula: canna e pianta dal fusto dritto e cavo all’interno, communis: comune).
In Sicilia è molto diffusa ed è anche conosciuta con il nome di “Finocchiacccio” per la somiglianza con il finocchietto selvatico.
I fusti fioriferi hanno un legno resistente, vengono raccolti in estate quando sono ormai secchi e venivano utilizzati per diversi usi.
Intanto si realizzavano degli sgabelli a forma di cubo chiamati “FURRIZZI”, (ancora oggi qualche contadino ne fa uso), si costruivano giocattoli come cavallucci a dondolo, dal midollo si producevano le imboccature dei “fiscaletti o friscaletti” (zufoli di canna tipici della musica popolare siciliana), ma non solo, i barbieri di una volta usavano il tronco secco spaccato in due per limare i loro rasoi.
Ferla, però, è anche il nome di un comune siciliano in provincia di Siracusa, che comunque non ha assonanza con il nome della pianta, poiché ha origine dal cognome di una famiglia normanna “La Ferla”, ma questo paesino fa parte oltre che al circuito dei Borghi più belli d’Italia anche all’Associazione Nazionale dei Comuni virtuosi.
Ho voluto condividere con voi queste notizie apprese, perché è mia convinzione che la sana curiosità per ciò che ci circonda porti alla conoscenza e alla scoperta.
Foto originale di Maurizio Mercadante, Ferula communis, 2013 https://www.flickr.com/photos/mercadanteweb/8687050006

Interessante descrizione del significato del nome ferla o ferula. Aggiungo un’altra informazione che valorizza ancora di più questa pianta spontanea di cui è molto ricca la nostra Sicilia, ma non solo. Infatti l’ho incontrata anche nel Lazio, nei pressi di Tarquinia. Ritornando alla mia terra, suggerisco a chi ne abbia voglia di inerpicarsi sul costone di Mongiove che dalla spiaggia di “Grotte” si alza verso Tindari, troverà tante ferle e osservando attentamente vicino al tronco, di questi tempi ed in autunno avrà la graditissima sorpresa di trovare il “Pleurotus eryngii”, ovvero il fungo di ferla, appunto. Molti intenditori e non, come me, credono che questo fungo sia ancora più gustoso del porcino. Provare per credere!
Grazie Nino per il tuo prezioso contributo andando ad arricchire il contenuto.