Il nome della pianta deriva dal greco àcanthos che significa spina, ed è la pianta dell’Acanto, un’erbacea perenne cespugliosa spontanea molto presente in Sicilia.
Il nome è legato alla forma delle foglie appuntite e delle capsule che racchiudono i semi, le foglie sono grandi, lucide, oblunghe, frastagliate di fiori bianchi e azzurri e finiscono in una spiga slanciata.
Ha un’antica origine, Virgilio, nel 50 a.C., immaginava Elena di Troia con un peplo di colore bianco e gli orli con foglie di faggio e di acanto. Plinio il Vecchio, scrittore romano del 50 d.C., nei suoi trattati di botanica indicava di abbellire i guardini romani proprio con questa pianta.
L’Acanto incarna diverse simbologie, era considerato some simbolo di verginità proprio in quanto spontanea, nel Cristianesimo sia primitivo che medievale assunse il simbolo della Resurrezione.
Anche la mitologia greca è legata a questa pianta.
Acanto o Acantha (spina) era probabilmente una ninfa amata da Apollo, ma non ricambiato, per questo tentò di rapirla, ma ella reagì graffiandogli il volto, il dio del sole la tramutò in una pianta spinosa ma amante del sole, appunto Acanthus.
Altre fonti riportano invece che Acanto era una ninfa amante di Helios, e quando morì, venne trasformata in fiore continuando ad amarlo in quella forma.
Nel linguaggio delle piante rappresenta il prestigio e il benessere materiale.
È famosa, tra l’altro, perché ornava i capitelli e le vesti di personaggi illustri.
